News

Intervista di Giancarlo Leone. Audiovisivo, battaglia per l’accordo: «No al predominio dei giganti web»

immagine contenuto Intervista di Giancarlo Leone. Audiovisivo, battaglia per l’accordo: «No al predominio dei giganti web»

“Viviamo in un’epoca dominata dalla globalizzazione e non possiamo correre il rischio che il prodotto audiovisivo italiano venga colonizzato”. Con queste parole Giancarlo Leone, presidente dell’Apa, l’associazione che raggruppa le imprese di produzione di fiction , documentari, animazione e intrattenimento, sintetizza la “filosofia” del confronto che vede impegnata la filiera audiovisiva italiana con i giganti dello streaming.

Gli stessi che, secondo una direttiva dell’Unione Europea, saranno obbligati a reinvestire nella produzione dei Paesi del Vecchio Continente una parte degli utili realizzati su quegli stessi territori. È il tema del giorno, reso cruciale dalla pandemia che ha portato al collasso le sale cinematografiche e insieme assistito all’impennata degli abbonamenti alle piattaforme digitali. E mentre Netflix, Amazon, Disney+ e gli altri big dello streaming portano avanti i loro progetti “international”, in Italia vanno avanti le trattative per stabilire quote e modalità.

I Progetti

II nostro Paese è considerato un mercato appetibile. Netflix, che aprirà una sede a Roma, sta producendo serie (dopo Suburra, Zero, Luna Park, Generazione 56K) e film come L’ultimo paradiso, II Divin Codino, È stata la mano di Dio. Tra i progetti di Amazon Prime Video figurano il documentario Veleno, la fiction XY, la versione italiana di Celebrity Hunted. E Vita da Carlo, la serie incentrata sulla quotidianità di Verdone, con il protagonista e altri nomi noti nel ruolo di se stessi. «Le riprese inizieranno a marzo 2021», anticipa Carlo stesso che dirigerà alcuni dei 10 episodi .

Tra le produzioni italiane di Disney+, Penny on M.A.R.S. e la serie mistery I racconti di Castelcorvo. Nelle trattative in corso tra cinema e tv con i colossi digitali, l’Apa, che esprime una sessantina di imprese, ha un ruolo di primo piano: rappresenta 850 milioni di cui 500 per la sola serialità) del volume d’affari pari a un miliardo e 200 milioni generato ogni anno dalla filiera audiovisiva.

«Già da luglio scorso», spiega Leone, «noi abbiamo aperto un tavolo negoziale con Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ ma le trattative stanno procedendo faticosamente». Perché? «In gioco non sono soltanto le quote degli investimenti. Ma anche le regole d’ingaggio: in poche parole i diritti riservati ai produttori indipendenti.

Non vogliamo che questi siano ridotti a semplici esecutori di scelte decise fuori dall’Italia: il nostro prodotto non può perdere la propria identità». Mentre si attende che Mibact e Agcom fissino la quota (tra il 12,5 e il 20 per cento) l’Apa ha scelto la posizione intransigente della Francia, il Paese europeo più protezionista nei confronti dell’audiovisivo: «Puntiamo al 20 per cento», dice Leone, «ma questo valore potrebbe scendere solo se la piattaforma s’impegnasse a riconoscere ai produttori indipendenti un ampio margine di manovra ñ la congruità dei diritti, cioè la ripartizione degli utili in base al volume dei finanziamenti apportati».

In caso invece le piattaforme volessero mantenere il comando produttivo e creativo, «i loro progetti verrebbero considerati produzioni straniere e non potrebbero accedere ai benefici di legge come il tax credit né scalare il finanziamento dalla quota stabilita per legge».

Il Futuro

Si arriverà ad un accordo? « Abbiamo riscontrato l’apertura dei rappresentanti in Italia delle varie piattaforme», risponde il presidente dell’Apa, «ma loro devono fare capo alle rispettive case madri». Comunque vada, la battaglia è importante. «Non si tratta solo di soldi: in gioco è il futuro stesso della creatività Made in Italy che non può essere svenduta».

Fonte: Il Messaggero



Partner