Comunicazioni Riservate

Video: APA-CEPI panel “Transposition of the DSM Copyright Directive in EU Member States – Impact on Audiovisual Productions” 


Il 17 ottobre u.s, nell’ambito del MIA, APA ha organizzato, in collaborazione con il CEPI, un incontro nel quale sono stati illustrati i sistemi adottati in Francia e in Germania per implementare a livello nazionale la Direttiva Copyright, con particolare riferimento ai criteri utilizzati per determinare una remunerazione adeguata e proporzionata per autori e interpreti, alle norme che regolano gli obblighi di trasparenza e ai meccanismi di adeguamento contrattuale.

Abbiamo chiesto ai nostri ospiti quale equilibrio è stato trovato tra le esigenze di autori, interpreti e produttori, rispettando al contempo la libertà contrattuale. Ne è emerso chiaramente come le diverse soluzioni e approcci siano inevitabilmente collegati alle diverse culture e prassi negoziali di ciascun paese e l’importanza di un approccio condiviso tra tutti gli stakeholders.

Mathilde Fiquet, Segretaria Generale CEPI, ha iniziato presentando una panoramica della Direttiva sul diritto d’autore, evidenziando che, mentre la Direttiva stabilisce principi comuni in tutta l’UE, la loro trasposizione nelle leggi nazionali varia notevolmente. Ogni Stato membro, infatti, interpreta e adatta i principi di cui alla Direttiva allineandoli e integrandoli con le proprie prassi nazionali. Questo porta a una vasta diversità di soluzioni, ognuna delle quali funziona all’interno dei rispettivi contesti nazionali.

Riguardo la Francia, Emmanuelle Mauger, Deputy Director General, Syndicat des Producteurs Indépendants (le SPI) ha fatto presente che le negoziazioni tra produttori e autori sono iniziate in Francia nel 2016 (anche prima della Direttiva, perché la legge francese già prevedeva che il compenso degli autori dovesse essere proporzionale al valore dei diritti) e si sono concluse nel 2023 con riferimento ai generi DRAMA, DOC e ANIMAZIONE. Gli accordi raggiunti sono quindi stati recepiti in un Decreto. Per grandi linee, agli autori viene riconosciuta una percentuale sui profitti netti del Produttore (che viene negoziata individualmente) e un minimo garantito definito in termini di budget complessivo da dedicare alla scrittura. Questo budget minimo è stato individuato in termini di percentuale su costi diretti (la cui definizione è pure stata oggetto di negoziazione) analizzando le composizioni dei budget storicamente tutti disponibili presso il CNC, e varia a seconda del genere di opera audiovisiva, della presenza o meno di writing room, se opera originale o adattamento. In caso di più autori, la suddivisione del budget minimo viene concordata tra gli autori coinvolti. Per quanto riguarda gli interpreti le negoziazioni sono ancora in corso. Per chiarezza, agli autori e interpreti è anche riconosciuto l’equo compenso collegato allo sfruttamento dell’opera, che ricevono tramite le collecting in caso di preacquisto, dal produttore in caso di cessione diritti.

Julian Waiblinger, Partner di Nordemann, è intervenuto con riferimento alla Germania, dove, ha detto, il concetto di remunerazione adeguata per autori e interpreti è rimasto sostanzialmente invariato dal 2001. La determinazione dei criteri da adottare per verificare l’adeguatezza del compenso si è andata formando per via giurisprudenziale e attraverso accordi collettivi (le cd. “Regole Condivise sulla Remunerazione”). Gli accordi collettivi possono essere conclusi in Germania tra le associazioni rappresentative dei titolari dei diritti o i singoli titolari dei diritti, da un lato, e le associazioni degli autori e interpreti, dall’altro, e svolgono un ruolo importante nell’industria in quanto garantiscono certezza legale alle parti coinvolte. Molti di questi accordi collettivi prevedono una qualche forma di partecipazione back end o clausole di escalation, che riconoscono un ulteriore compenso se lo sfruttamento in corso dell’opera ha molto successo. In base alla legge tedesca, la remunerazione concordata in un accordo collettivo si considera adeguata. In assenza, spetta ai tribunali decidere circa l’adeguatezza della remunerazione, valutando fattori come la durata/il genere dell’opera e lo sfruttamento della licenza. Se esiste un accordo collettivo che potrebbe non essere applicabile al caso specifico ma che copre le utilizzazioni oggetto di causa, è probabile che i tribunali facciano riferimento a quell’accordo per reperire indicazioni su ciò che viene considerato adeguato in relazione ad una specifica forma di sfruttamento

Volendo ulteriormente sintetizzare, a fronte dell’evidente convergenza circa la necessità che sia l’industria stessa ad individuare cosa considerare “adeguato”, i due Paesi hanno due approcci diversi: un sistema estremamente regolato (quello francese) e un sistema che lascia ampio spazio alle negoziazioni tra i titolari dei diritti e, da ultimo, rimanda la decisione ai Tribunali.

L’avv. Alessandra Corigliano, Associate OsborneClarke (Italy), ha guidato e moderato gli interventi.



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