Audiovisivo, equilibrio fragile tra valore economico e rallentamento del mercato
Il settore audiovisivo italiano sta attraversando una fase di rallentamento dopo un periodo di crescita che ne aveva rafforzato il ruolo economico e culturale. Secondo un’analisi riportata da Il Sole 24 Ore, il comparto resta centrale nell’industria culturale del Paese, ma mostra segnali di perdita di dinamismo che potrebbero condizionarne lo sviluppo nei prossimi anni.
La presidente dell’APA, Chiara Sbarigia, sottolinea come il settore stia vivendo una fase di minore slancio, che incide direttamente sulla capacità delle imprese di investire, innovare e sviluppare nuove produzioni. Il quadro complessivo è quello di un mercato meno reattivo rispetto al recente passato.
Le stime contenute in una ricerca realizzata con eMedia, che sarà presentata al MIA, indicano per il 2025 un valore dell’audiovisivo italiano intorno ai 17 miliardi di euro. Si tratta di una crescita molto limitata rispetto ai 16,3 miliardi del 2024, dato che conferma una fase di sostanziale stabilità più che di espansione.
Nonostante il rallentamento, il comparto conserva un impatto economico significativo. Uno studio di OpenEconomics per APA quantifica in 23,5 miliardi di euro il contributo complessivo all’economia nazionale.
Anche sul piano sociale il settore mantiene un ruolo rilevante, con un Social Return on Investment pari a 4,6 euro di beneficio per ogni euro investito. L’audiovisivo rappresenta inoltre circa la metà del valore dell’intera industria culturale italiana.
Restano però diverse criticità legate al quadro regolatorio, in particolare alle incertezze sul tax credit e alle possibili riduzioni delle aliquote, che stanno incidendo sui rapporti tra imprese e committenti e sulla redditività del settore. Questo contesto contribuisce a ridurre la capacità di investimento, con effetti su nuove produzioni, proprietà intellettuale e sperimentazione creativa.
Un nodo rilevante riguarda la disponibilità delle risorse: sul tax credit audiovisivo mancherebbero circa 50 milioni di euro e, in assenza di interventi, si profila il rischio di un blocco delle produzioni nella seconda parte dell’anno.
In tale contesto cresce anche la possibilità di un maggiore ricorso a contenuti esteri, con potenziali conseguenze sulla tenuta industriale del settore e sulla capacità di preservare una produzione culturale originale italiana.







