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Noi produttori contro i tagli al cinema

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Sbarigia (Apa): «Riduciamo i fondi ma con gradualità».Stabilini (Cattleya): «Rischio paralisi»

La protesta non accenna a diminuire la preoccupazione dei produttori per i tagli al Fondo Cinema e Audiovisivo annunciati dal governo. «Vogliamo mettere in guardia chi ha preso questa decisione con la scimitarra, visto che il sospetto è che non abbia reale contezza delle conseguenze che si potrebbero verificare, tra cui una paralisi totale». Tradotto: un anno senza fiction o film italiani in sala. Parla così Giovanni Stabilini, produttore di Cattleya e vicepresidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi, facendo riferimento alla doccia fredda che ha investito il settore qualche settimana fa. «Nel 2025 lo Stato aveva stanziato 700 milioni, permettendo sforamenti massici, arrivando così a un miliardo e 200 milioni di erogazioni. Ora, di colpo, ci viene detto che dal primo gennaio gli stanziamenti saranno di 550 milioni e che non verrà più tollerato nessuno sforamento». Più che un taglio, una rivoluzione, conferma Chiara Sbarigia, presidente dell’Apa: «Questi tagli sono arrivati in modo totalmente imprevisto, non ce lo aspettavamo. La prima cosa da chiarire è che questi soldi non sono presi dalle tasche degli italiani ma arrivano quasi tutti dal mercato dell’audiovisivo. Inoltre, film e serie di successo alimentano l’indotto di tanti altri settori» . D’accordo anche Gloria Giorgianni a capo della società di produzione Anele e consigliera dell’Apa per le relazioni istituzionali: «Noi siamo imprenditori. Siamo una industria culturale e il nostro prodotto è il racconto italiano nel mondo. Il contributo del tax credit è fondamentale e vorremmo continuare a stare vicini allo stato affinché questo settore non venga distrutto. Ci ha stupito questo taglio che si traduce nel 54% delle risorse che vengono investite nel settore. Sono soldi che produciamo noi, non tolti alla sanità, come si vorrebbe far credere» . La proposta dei produttori è «arrivare a una drastica riduzione dei fondi, ma ragionando sulle regole e sui tempi, calibrando tutto sull’effettiva necessità del comparto, che negli ultimi anni è esploso». Merito anche di questi interventi che, se venissero di colpo a mancare, creerebbero un grave danno: «Siamo sovvenzionati, come accade in tutta Europa, con aliquote che variano. Ora non solo propongono questo cambiamento ma vogliono che sia immediatamente operativo. Ma nessun produttore può lavorare in questo modo , nessuno può investire senza sapere su quanti soldi potrà contare: si tratta sempre di progetti che si sviluppano in 24 mesi . Così le aziende non sopravvivono» . La proposta dell’Apa è «lavorare su risorse pluriennali. Abbiamo bisogno di tempi tecnici per adeguarci e nel frattempo speriamo in un ripensamento», prosegue Sbarigia. La speranza è riprendere il dialogo con il ministero: «Ci serve tempo per prendere misure che ci permettano di sopravvivere e adattarci a nuove regole che noi stessi chiediamo da tempo». Le anomalie, in passato, ci sono state: fondi andati a opere viste pochissimo. «La sensazione però – osserva Giorgianni – è che la narrazione si sia concentrata su questi episodi» . Dopo l’appello dei giorni scorsi al presidente della Repubblica, sono partiti quelli alla presidente del Consiglio Meloni e al ministro Giuli: «Stiamo coprendo tutto l’arco parlamentare. Sappiamo che questa manovra ha delle necessità, ma ci consideriamo a nostra volta una necessità politica del Paese».

Fonte: Corriere della Sera. Articolo del 29 ottobre 2025 di Chiara Maffioletti.



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