“RIP”: il film prodotto da NVP Studios dal 23 ottobre al cinema
NVP Studios presenta “RIP” di Alessandro D’Ambrosi e Santa de Santis con Augusto Fornari, Valerio Morigi, Giulia Michelini, Nina Pons, Caterina Gabanella, Simone Montedoro, Maurizio Bousso e con la partecipazione di Ernesto Mahieux e Antonio Catania.
La colonna sonora inedita è di Daniele Silvestri e Klangore Factory.
Il film uscirà in sala il 23 ottobre distribuito da Filmclub Distribuzione.
Sinossi
L’esistenza di Leonardo, solitario e cinico autore di necrologi disilluso dalla vita, è sconvolta dallo straordinario e avventuroso incontro con un eccentrico gruppo di fantasmi, sorprendentemente vitali. Tra questi lo spettro di suo padre, che riappare a Leonardo giovane, estroverso e senza nessuna memoria della sua vita da genitore assente e anaffettivo. Leonardo scoprirà il segreto della felicità, vincendo la paura di vivere.
RIP è una commedia che affronta il tema della morte, del coraggio di vivere pienamente tutto ciò che ci attende, tanto la gioia quanto il dolore, e dell’amore, che oltrepassa i confini del tempo e la finitezza della vita umana.
Una “Ghost story” ironica e dissacrante, in cui l’approfondimento psicologico ed emotivo dei personaggi immerge lo spettatore in una narrazione incalzante, scandita da scene comiche, surreali, action e commoventi.
Note di regia
“RIP è un viaggio che esplora le vite di persone vissute in contesti ed epoche diverse che condividono, però, i conflitti interiori e le paure proprie di tutti gli esseri umani in ogni tempo e luogo. I personaggi di questa storia sono alla ricerca del senso della propria esistenza, ricerca resa tanto più urgente e necessaria dall’esperienza diretta che hanno con la morte e dall’improvvisa ed esaltante consapevolezza di avere un’ultima occasione per cambiare il proprio destino.
Il protagonista Leonardo, per non rischiare di soffrire, decide, come già aveva fatto suo padre prima di lui, di estraniarsi dal mondo e negarsi ogni emozione ed esperienza.
Leonardo e suo padre Marcello hanno, però, una seconda straordinaria possibilità, privilegio raro e ambito: confrontarsi con il valore dell’essere vivi, avere ancora il tempo per amare, stupirsi e godere della bellezza che alberga nel mondo.
Hanno l’occasione di recuperare il loro conflittuale rapporto, “ri-conoscendosi” per la prima volta, rivelando le reciproche fragilità, i desideri mai confessati e i sogni infranti, vincendo le loro paure attraverso l’elaborazione di un trauma familiare mai risolto. Chi non ha immaginato, almeno una volta, di poter incontrare i propri genitori da giovani, magari alla nostra stessa età, prima che il ruolo di padri e madri cambiasse inevitabilmente le loro vite e, ovviamente, influenzasse il legame vissuto con ognuno di noi “figli”. Chi non si è mai chiesto se saremmo diventati loro amici. L’aver identificato drammaturgicamente il “paradiso” con il momento più felice della nostra vita, sottintende e mette in luce un altro tema portante del film: il paradiso è in terra, ogni giorno abbiamo la possibilità di creare con le nostre mani momenti di eternità. Possiamo farlo però solo se non restiamo legati, nel bene e nel male, al nostro passato e se riusciamo a vincere la paura e l’ansia del futuro.
Attraverso la straordinarietà degli eventi narrati e la surrealtà delle atmosfere e dell’immaginario visivo, lo spettatore è posto alla giusta distanza “di sicurezza” per accettare senza resistenze di veder rappresentati temi estremamente intimi e vicini a tutti noi, universali, come in una moderna favola gotica. La comicità e l’ironia irriverente si mescolano ad una punta di malinconia, il tono brillante e grottesco favorisce l’immedesimazione profonda nella storia. Un ascolto scevro di difese e cinico distacco, che ci permette di riflettere sulla domanda che risuona dal primo all’ultimo minuto del film:
Qual’è il senso della vita e della morte?
In RIP, il susseguirsi e l’alternanza tra scene oniriche e surreali, fantastiche e satiriche, situazioni di vita concrete e quotidiane tipiche della commedia all’italiana e scene action, adrenaliniche, drammatiche e commoventi, e il continuo cambiamento di tono e ritmo narrativo, mantengono costantemente viva l’attenzione e il coinvolgimento, trasportando lo spettatore in mondi visivi ed emotivi sempre nuovi.
A stemperare la suspense intervengono puntualmente abbondanti dosi di humor.
RIP è un film popolato da personaggi solitari, incompresi, emarginati, spesso segnati da una diversità interiore o esteriore. Persone reali inserite in un mondo fantastico meravigliosamente confezionato, come può essere quello visto dagli occhi di un bambino.
Un film corale: tanto i protagonisti quanto i ruoli secondari sono un caleidoscopio di personalità, spaccati di un’umanità variegata e complessa, con la quale lo spettatore riesce ad entrare immediatamente in empatia, anche dopo una sola battuta, trovandosi, a sorpresa, catapultato in contesti, epoche e atmosfere diverse. Dall’antico e misterioso cimitero monumentale del Verano alla gremita e assordante pista da ballo di uno storico night club del centro città, dalla cucina di uno stabile popolare di periferia al salone da ballo di un palazzo nobiliare dell’800, dalle campagne romane del 1400 alle strade della dolce vita capitolina degli anni ‘60, dalla terrazza panoramica del Vittoriano alle spiagge dello sbarco americano del ‘44 sul litorale laziale.
L’ambientazione della storia oscilla tra una Roma crepuscolare, leggendaria, appropriata cornice delle manifestazioni spettrali e una metropoli moderna, frenetica, e disillusa, all’interno della quale i Fantasmi appaiono comicamente decontestualizzati e smarriti. Al contempo però, proprio in virtù della loro distanza ed estraneità dal mondo moderno, sono interpreti privilegiati, lucidi e acuti, del nostro tempo e dei vizi e delle fragilità dell’uomo contemporaneo.
Il protagonista Leonardo vede il mondo attraverso gli occhi dei fantasmi, riuscendo così a cogliere significati nuovi, tornando a stupirsi di ciò che dava per scontato. Lo sguardo dei fantasmi, come quello di un bambino, è incantato, curioso e libero e permette a Leonardo di fermarsi ad osservare la realtà da una prospettiva diversa, di percepire la naturale e semplice bellezza delle cose, di tornare a immaginare, sperare e avere fiducia nel futuro.
Il film ripercorre i classici topos cinematografici e letterari del genere fantasmatico e paranormale, reinterpretandoli in chiave grottesca, attualizzandoli, contrapponendoli ad un mondo “moderno” cinico e smaliziato, mostrandoci una dimensione ultraterrena molto meno indecifrabile e tetra rispetto alla sua classica rappresentazione. In questo senso un ruolo determinante è ricoperto dagli effetti speciali e dagli effetti visivi, frutto della sinergica collaborazione tra tutti i reparti che hanno parteciperanno alla lavorazione del film.
La creazione del mondo fantastico ed extra-ordinario di RIP non è stata infatti affidata solo ed unicamente alla computer grafica, ma è stata frutto di un approccio “artigianale” posto in essere durante le riprese: gli elementi scenografici affidati tanto alla costruzione fisica, materica, di ambienti esterni ed interni dal sapore teatrale e fiabesco quanto alla progettazione e realizzazione in digitale, con tecniche di compositing 3D, l’utilizzo in alcune sequenze di plastici e modellini per rendere le ambientazioni simbolo e metafora degli stati d’animo dei protagonisti.
L’obiettivo primario di una tale fusione e contaminazione tra tecniche digitali e analogiche, tra l’artigianalità dichiaratamente artefatta tipica del cinema d’altri tempi e la sperimentazione ed innovazione tecnica e stilistica, è quello di garantire al progetto da un lato la giusta veridicità della messa in scena, così da permettere allo spettatore di entrare in empatia con le immagini, senza che l’escamotage tecnico diventi ingombrante protagonista dello schermo, e dall’altro di esaltare la natura surreale e fantastica di questa favola cinematografica.”
(Alessandro D’Ambrosi e Santa de Santis)







